Caro vecchio BOT……. – Mauro Eusebio

Caro vecchio BOT…….

Caro vecchio BOT, ho sentito parlare di te per la prima volta quando ero bambina, da mia madre, e da quel momento mi hai accompagnato per tutta la mia vita. Abbiamo cominciato a frequentarci quando ho iniziato a lavorare e poi abbiamo continuato durante il mio matrimonio, la nascita dei miei figli e quando sono andata in pensione. Insomma, per tutta la vita sei stato l’unico destinatario dei miei risparmi. Ora te ne sei andato, dopo una lunga agonia,  senza lasciarmi un amico fidato ma tanti, troppi interlocutori, che non riesco a comprendere e che mi fanno paura. Obbligazioni bancarie, obbligazioni corporate, convertibili, in valuta, governative estere e tante altre. Ma io non le conosco e non so che fare. Ti prego ritorna che ho troppa nostalgia….

Questa è la lettera, che immagino mia madre ormai ottantenne, scriverebbe al “signor BOT” se fosse possibile. E so che non sarebbe la sola.

D’altro canto per quasi un secolo abbiamo investito in titoli di stato ed obbligazioni bancarie. Lo facevano i nostri nonni, lo facevano i nostri genitori e lo abbiamo fatto noi.
botPoi i tassi sono scesi inesorabilmente e ormai per prendere l’1,50% con un BTP devo vincolare i soldi per 10 anni.

Ma almeno sono sicuri si dice.  Anche questo non è più così vero, visto che, dopo le note vicende di Portogallo e Grecia, sono state introdotti in tutte le nuove emissioni di titoli di stato dei paesi europei i cacs, con i quali gli stati in modo unilaterale possono decidere di variare tasso e scadenza dei titoli di debito emessi.

Va bene allora sottoscrivo le obbligazioni bancarie.  Peggio ancora. Con l’entrata in vigore dell’unione bancaria europea e l’introduzione del bail in i rischi si sono moltiplicati ed onestamente il gioco non vale la candela.

Insomma, il rendimento è diventato piccolo o addirittura negativo, il rischio zero non esiste piùbtp ed allora che faccio? Tengo i soldi sul conto corrente? Nemmeno questo è consigliabile visto che in caso di bail in possono essere prelevati anche questi (sopra i 100.000 euro).

Allora che fare? La parola d’ordine è diversificare e lo strumento che, per definizione, permette di avere una grande quantità di titoli anche per piccoli importi è  il fondo comune di investimento.

Rimane ora da far comprendere a mia madre (e a tutti i risparmiatori) come funziona e perché è più sicuro il Fondo Comune di investimento.

Fatemi un bel “in bocca al lupo”!

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