Il dopo carriera degli atleti – Mauro Eusebio

Il dopo carriera degli atleti

La maggior parte degli atleti che decidono di intraprendere un percorso agonistico e professionistico lo fanno senza preoccuparsi ed occuparsi del dopo.

Eppure dovrebbero tener presente alcune peculiarità di quella che da passione diventa un lavoro:

  • la durata notevolmente inferiore a quella di tutti le altre occupazioni (mediamente 15 anni)
  • una curva dei redditi piatta o addirittura decrescente per la stragrande maggioranza (tranne chi arriva ai massimi livelli);
  • un gap di almeno 20 anni tra la cessazione dell’attività professionistica ed il percepimento della pensione;
  • una pensione comunque marginale essendo calcolata con il sistema contributivo e quindi con pochi anni di versamento.

Facciamo un esempio.

Prendiamo lo sport dove esistono maggiori possibilità di guadagno e di occupazione post agonismo: il calcio.

Ad un ragazzo promettente che ha appena raggiunta la maggiore età gli viene fatto un buon contratto da 60.000 euro l’anno che per un 18enne  non è male e potrebbero essere utilizzati in parte per tutelarsi per il futuro. Ma generalmente questi primi soldi vengono immediatamente spesi per macchine, beni di lusso, ecc. e questo per diversi motivi legati all’età:

  • a 18 anni non ci si preoccupa per il futuro ma si è portati a pensare che sarà sempre un crescendo di carriera e di guadagni;
  • dopo la carriera da giocatore si è convinti di rimanere nel mondo del calcio con un incarico diverso (il più gettonato è quello di allenatore)

Nella realtà, l’80% dei professionisti naviga nelle serie minori per 10-15 anni con contratti decrescenti e chiude la carriera a 30-32 anni senza un titolo di studio che gli permetta di trovare un’occupazione alternativa (il 48% dei calciatori consegue solo la licenza media) e senza  un minimo di disponibilità economica con la quale creare un’attività. Chi si illude poi di fare l’allenatore piuttosto che il direttore sportivo deve tener presente che solo il 16% degli ex calciatori ci riesce.

In poche parole, gli ex atleti hanno un problema e sebbene ogni tanto si parli di qualche caso eclatante (vedi Rizzitelli), nè loro né i genitori o i procuratori, che li dovrebbero aiutare e consigliare fin dall’inizio della loro carriera agonistica, ne hanno consapevolezza.

Eppure ci sono soluzioni che si possono adottare, sfruttando in modo efficiente il tempo a disposizione per costruirsi un capitale e/o una pensione. diapositiva1

Infatti, accantonando ogni mese una “piccola” parte dei guadagni ed avendo un tempo congruo a disposizione, c’è la possibilità, investendo nei mercati finanziari, di ottenere dei buoni risultati. I versamenti mensili, effettuati in  modo costante, permettono di beneficiare dei cali di mercato sfruttando il principio del dollar cost average.

 

dollar

Insomma quello che manca è la consapevolezza e la info-formazione che permetta di prendere coscienza del problema e di conseguenza di adottare comportamenti che possano nel tempo rendere la situazione degli ex atleti meno precaria.

 

 

Da qui nasce l’idea di svolgere degli incontri formativi con i ragazzi all’interno delle società sportive coinvolgendo i genitori ed i procuratori con l’obiettivo di sensibilizzare tutti i soggetti interessati. Ma di questo vi racconterò prossimamente.

 

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