Le montagne russe dei mercati finanziari. Che fare? – Mauro Eusebio

Le montagne russe dei mercati finanziari. Che fare?

merctiazionariAbbiamo festeggiato il Natale convinti che sotto l’albero ci fosse un 2016 pieno di belle sorprese. D’altro canto le premesse erano ottime: la crisi greca era finalmente alle spalle, lo spread era basso come mai da anni, il dollaro forte dopo tanti anni faceva intravedere buone prospettive per le esportazioni dei paesi dell’Eurozona e, finalmente, gli indici macroeconomici ci preannunciavano l’arrivo della bella stagione.

Neanche il tempo di festeggiare il capodanno ed abituarci a scrivere 2016 che ci siamo ritrovati in uno scenario da incubo dove gli indici dei mercati finanziari facevano a gara a chi perdeva di più.

Cosa può essere cambiato nel giro di poche settimane? Da dove arriva questa ondata di pessimismo e, soprattutto, quanto durerà? 

Dopo lo spread, la Grecia ed il bail in, ora il dito è puntato contro il petrolio e la Cina. Invece di essere contenti che fare il pieno al distributore costa un po’ meno, ogni giorno sull’onda dei titoli dei telegiornali, facciamo il tifo affinché il prezzo del greggio aumenti. E che dire della patria della Grande Muraglia? Ad essere sinceri, se all’inizio  non facevamo i salti di gioia per la loro abilità ad acquistare molte delle nostre aziende,  ora ci ritroviamo a  sperare che la loro vertiginosa crescita non si fermi.

Ma come stanno realmente le cose?

Partiamo dalla Cina.  Uno sviluppo a tempo indeterminato a doppia cifra era impensabile e, d’altro canto, più aumenta la base di partenza e più è difficile crescere con la stessa percentuale. Dalla tabella allegata, infatti, si evince che la crescita a livelli assoluti non è diminuita ma è costante. Ma se da un lato, ciò che spaventa di più i mercati è la scarsa fiducia nei dati pubblicati dal governo cinese, dall’altra parte vi è la certezza che la popolazione orientale si sta trasformando in un esercito di consumatori che, grazie ai consumi interni, determinerà un notevole aumento del Pil.pilcina

Dalla Cina al petrolio.

Dai 100 a poco più di 30 dollari al barile, nell’arco di pochi mesi abbiamo assistito ad una rapida discesa dei prezzi per molti causata dalla frenata del ciclo economico: calo della produzione, minor fabbisogno di energia, diminuzione della domanda di greggio. In realtà non è proprio così. La domanda di petrolio è ormai stabile da diversi anni. La maggiore richiesta di paesi come la Cina, l’India e le altre economie emergenti, è compensata, infatti, dalle politiche di risparmio energetico e della nuova coscienza sociale di salvaguardia dell’ambiente dei paesi industrializzati che hanno portato ad investimenti tesi a ridurre i consumi (pensiamo alle nostre automobili) e ad una crescita costante delle energie pulite.

 

petrolio

Se la domanda è stabile quello che, invece, è aumentato in grande quantità è l’offerta di petrolio, soprattutto in seguito alle nuove tecnologie che hanno permesso di estrarre petrolio dallo shale oil trasformando gli USA da uno dei principali importatori ad uno dei maggiori paesi esportatori di oro nero.

I principali produttori di petrolio si sono, dunque, trovati di fronte ad un bivio:

  • diminuire la produzione in modo da mantenere stabile il prezzo;
  • lasciare invariata la produzione per far scendere i prezzi e, di fatto, eliminare un pericoloso concorrente come le aziende americane ( estrarre petrolio dallo shale oil costa circa 50 dollari al barile e, agli attuali prezzi, è antieconomico questo tipo di produzione).

In sintesi, il prezzo del petrolio tenderà gradualmente a risalire senza superare probabilmente i 50 dollari (per non far rientrare in gioco le aziende americane) per poi stabilizzarsi.

Questo minor costo dell’energia gioverà sui consumi delle famiglie, sui costi di produzione delle aziende e, di conseguenza, sull’ economia reale del mondo e sui titoli azionari.

In definitiva,  in questo momento, se non ho scadenze a breve termine, con le dovute accortezze e, sopratutto, con la massima diversificazione possibile, tenendo presente anche l’attuale livello dei prezzi di acquisto, posizionarsi su fondi azionari  sembra una scelta dettata dal buon senso.

D’altra parte, la storia ci insegna che chi ha investito nell’economia reale con il giusto orizzonte temporale, senza farsi spaventare dalla volatilità dei mercati, è sempre stato ben ripagato.

Il grafico riporta l’andamento del  MSCI  World (una sintesi Rosso e Blu Gen 16dei maggiori titoli azionari mondiali) dal 1925 ad oggi dove le fasi di ribasso sono contrassegnate dal colore blu e quelle di rialzo dal colore rosso.

Sono piuttosto evidenti 2 cose:

  • la crescita nel tempo;
  • le fasi di rialzo (rosse) sono maggiori per numero ed intensità a quelle di ribasso (blu)

 

Secondo Voi che conclusioni possiamo trarre?

 

 

 

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