PIETRO MENNEA: LA DETERMINAZIONE E LA PASSIONE – Mauro Eusebio

PIETRO MENNEA: LA DETERMINAZIONE E LA PASSIONE

 

mennea Pietro Mennea nasce nel 1952 a Barletta, terzo di cinque figli, con papà sarto e mamma casalinga. I primi passi nel mondo dell’atletica Pietro li fece nella marcia che però lasciò ben presto per la velocità, attirato anche dalla sfida di battersi tra le mura scolastiche con Salvatore Pallammolla, lo studente più veloce della Ragioneria. Con la Avis Barletta e allenato .dal professor Autorino, iniziò a prepararsi per i 100 m dei Campionati Studenteschi stravinti nella finale di Pisa con un eccellente 10″8. Passato sotto la guida del professor Franco Mascolo, continuò a gareggiare in molte competizioni giovanili vincendo un po’ ovunque, tanto da essere segnalato all’allenatore della squadra italiana di atletica Carlo Vittori, che però lo bocciò per la struttura esile.

Ma Mennea non si perse d’animo e  tornò a Barletta ad allenarsi sempre con maggior impegno continuando a dominare le gare giovanili singolarmente ed insieme ai compagni della staffetta 4×100 dell’Avis.
Alla fine del 1968 venne ammesso a disputare uno stage al centro federale di Formia e l’anno seguente arrivò 5° agli Europei juniores e poi, nel ’71 i primi grandi risultati: finalista dei 200 m ai campionati continentali assoluti di Helsinki e bronzo (la prima medaglia importante) nella staffetta 4×100. Il definitivo trasferimento a Formia diede inizio ad un binomio con Vittori che avrebbe fatto la storia dell’atletica italiana.
Nel 1972 a Monaco Mennea partecipa per la prima volta alle Olimpiadi conquistando una medaglia di bronzo e iniziando una sfida con quello che sarebbe stato il suo rivale storico: Borzov. Agli Europei di Roma del 1974, Mennea arriva reduce da problemi fisici ma desideroso di prendersi la rivincita su Borzov.  Nella prima gara in programma, i 100 m, Borzov dimostrò ancora una volta la sua classe e la sua esperienza, risparmiandosi durante i turni di qualificazione, per poi invece esplodere in tutta la sua potenza nella finale. Ma nei 200 m Mennea conquistò l’oro raggiungendo il primo grande trionfo della sua carriera.  A questo punto ci si aspettava nelle Olimpiadi di Montreal del 1976 la definitiva consacrazione del barlettano ma, complice una precaria condizione fisica e psicologica, non riuscì ad andare oltre il quarto posto nella sua gara preferita (i 200 m) . Molti cominciarono a parlare di parabola discendente della sua carriera ma furono prontamente smentiti nel campionati europei di Praga del ’78 dove il velocista italiano conquistò una fantastica doppietta d’oro nei 100 e nei 200 m.
 Le Universiadi del 1979 a Città del Messico trasformarono di fatto Mennea in leggenda. Corse i 200 m in 19”72 stabilendo il nuovo record del mondo che resistette ben 17 anni! Fu preparato tutto con cura certosina: il cibo (spaghetti con parmigiano e bistecche), la preparazione,mennea2l’ambiente esterno, ogni particolare insomma. I risultati non si fecero attendere: prima il primato europeo dei 100 m (10″01), poi un’incredibile escalation di risultati sulla doppia distanza (19″8 manuale in un test pre-giochi, 19″96, record europeo, e 20″04 nelle qualificazioni) fino al sensazionale 19″72.
Le Olimpiadi di Mosca del 1980  rappresentano l’ultima grande impresa di Pietro Mennea. Nonostante il clima difficile, che aveva portato molti paesi occidentali a boicottare i Giochi per protestare contro l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Armata Rossa sovietica , il barlettano a dispetto anche delle direttive del governo italiano decise di partecipare.
 La mancanza di serenità era sempre stata per lui molto deleteria e infatti, la prima gara, i 100 metri, non era andata per niente bene tanto che Mennea neanche si era qualificato per la finale. mennea3Ma nei 200 m nonostante gli fosse stata assegnata la scomodissima 8^ corsia, quella dove non si ha alcun punto di riferimento perché gli avversari sono tutti dietro, PIetro iniziò una delle più memorabili progressioni della storia dell’atletica moderna che gli permise una fantastica rimonta e la vittoria dell’oro.
Successivamente ci sono stati altri risultati di rilievo, inframmezzati da 2 momentanei ritiri (marzo 1981-agosto 1982 e ottobre 1984-settembre 1987) come il record sui 200 m a livello del mare (19″96), l’argento (4×100) e bronzo (200 m) mondiali ad Helsinki, la 4^ finale olimpica consecutiva a Los Angeles, la 5^ olimpiade di Seul nella quale ebbe l’altissimo onore di essere il portabandiera della squadra italiana. Si è spento a Roma il 21 marzo del 2013.
Questa breve biografia di Pietro Mennea non è solo un mio omaggio ad un’atleta, ad un uomo che ha contribuito a portare in alto la bandiera del nostro paese ma anche un’esempio di come certi valori ti permettono di raggiungere obiettivi importanti. Un ragazzo che non era dotato di una struttura muscolare possente, come la maggior parte dei velocisti, ma che grazie alla determinazione, alla passione e al duro lavoro ha scritto il suo nome nella storia.
Se volete saperne di più su Pietro Mennea andate sul sito ufficiale dal quale ho tratto molte delle informazioni riportate http://www.pietromennea.it/

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