Publio Quintilio Varo: un esempio al contrario – Mauro Eusebio

Publio Quintilio Varo: un esempio al contrario

imagesNell’anno 5 d.C. Tiberio (il figlio adottivo di Augusto) riuscì ad imporre la supremazia romana sulla popolazione dei Germani in Gallia realizzando il progetto di suo padre che voleva creare uno spazio cuscinetto che potesse fermare le incursioni di queste popolazioni nell’Impero Romano.

L’anno successivo al posto di Tiberio arrivò Publio Quintilio Varo che era stato governatore della Siria e che, fin da subito, intraprese una politica di vessazioni nei confronti delle popolazioni locali depredandole di tutte le già scarse ricchezze. Varo non lasciava mai la sua residenza e non aveva contatti nè con la popolazione locale (se non con i nobili) nè con i legionari. Insomma era completamente all’oscuro della situazione che conosceva solo per le notizie che gli riportavano.

Questo comportamento, unito al tradimento di Arminio, un nobile della tribù dei Cherusci del quale si fidava ciecamente, lo portò a una disastrosa sconfitta che potrebbe aver cambiato il corso della storia.

Arminio portò a conoscenza di Varo la falsa notizia che c’era stata una sommossa presso il fiume Weser, convincendolo a deviare le legioni verso l’impervia foresta di Teutoburgo dove i ribelli avevano preparato un’imboscata.

Quando la mattina i Germani attaccarono fu una strage ma poi i Romani riuscirono a raggiungere uno spiazzo aperto su cui costruire un campo fortificato e si prepararono alla battaglia. Arminio, ben conoscendo l’abilità militare dei Romani,  rifiutò lo scontro aperto ed aspettò che la colonna riprendesse la marcia per sferrare l’attacco. A quel punto Varo ordinò la ritirata sperando di uscire dalla foresta ma ormai era troppo tardi e durante la notte Varo ed i suoi ufficiali si suicidarono lasciando le truppe al loro destino e dimostrando fino alla fine il loro distacco dagli uomini che guidavano.

Nonostante una strenua difesa, privi dei loro comandanti, alla fine i legionari furono trucidati e come conseguenza Roma decise di abbandonare quel territorio rinunciando alla romanizzazione dei Germani e cambiando probabilmente quella che sarebbe potuta essere la storia dell’Europa.

La figura di Publio Quintilio Varo incarna esattamente quello che un manager non dovrebbe mai fare. Totalmente all’oscuro di quello che accadeva, non avendo mai notizie di prima mano, ebbe una visione distorta della situazione che lo portò a prendere decisioni sbagliate. Al momento poi della battaglia la mancanza di un legame anche emotivo con i legionari non gli permise di sfruttare appieno l’organizzazione e l’efficacia militare dell’esercito.

L’epilogo finale, con il suicidio prima della disfatta e l’abbandono degli uomini al nemico, sintetizza in modo drammatico ma efficace il comportamento di Varo.

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